Io, il vento e i Canadians
Arrivare a Treviso la sera mi fa un po’ girare le scatole. Dopo un paio d’ore di treno il mio look non è dei migliori (già non lo è in condizioni normali…), ritrovarmi in mezzo alla fauna della Marca Trevigiana mi fa sentire un po’ il topolino di campagna. Pieno di fighetti, di vecchie ingioiellate (non mi stupirei di trovarne una con la pelliccia ad agosto), io giro con la mia valigia viola rumorosa sul porfido e continuo a camminare a testa bassa, ormai la strada verso il mio appartamento la so a memoria, e ci mancherebbe altro (però ci tengo a dirlo perché il mio scarsissimo senso dell’orientamento è noto ai più). Particolare immancabile, il mio Poddino (l’iPod Shuffle nuovo, per i profani), che come un fido alleato mi aiuta ad isolarmi da tutta quella mandria di bevitori di spritz. Diciamo che in realtà non è così utile per scacciare i marpioni, il 90% delle volte aiuta, ma ci sono volte che gli idioti ti fermano, ti fanno togliere le cuffie, io chiedo: “Ciao, hai bisogno?” e lui/loro: “No, ci tenevo a farti togliere le cuffie e dirti quanto sei carina”. Ottima tattica, complimenti, se possibile mi stai ancora più sulle balle perché conti di essere anche simpatico, a questo punto preferisco un “bella fagiana” urlato (fatto realmente accaduto, ancora adesso non ci credo!) che almeno non mi interrompe il tragitto.
Tutta questa premessa per raccontare un fatto semplicissimo, insignificante quasi, ma sensazionale. Voi per cosa usate la parola “sensazionale”? A me piace rendere il suo significato primigenio, quello di “suscitare sensazioni”. Non per forza formidabili o che lascino senza fiato, ma sensazioni, sperabilmente piacevoli.
Sono alla fine di Corso del Popolo, e al bivio prendo la destra, in direzione Loggia dei Cavalieri. E proprio in quel momento parte A Dive into Tears. Beh, è assurdo, la via improvvisamente è completamente deserta, e per tre minuti circa, la durata della canzone, giro per i vicoletti di Treviso completamente da sola, io, il vento e i Canadians. Sapete quel venticello figo, quello che ti solleva appena appena la matassa di capelli, giusto quel tanto che serve per non sentirli sulle spalle e sentire un soffio di sollievo? Ecco, c’era quel venticello. E le luci dei lampioni, e l’acqua del canale, e le finestre delle case. Non lo so, forse questo periodo è pieno di crucci per me, succede quando litigo con me stessa. E mi serviva un momento del genere.
Quando è finita la canzone, mi sono trovata con le chiavi in mano intenta ad aprire il portoncino dell’appartamento, circondata da gente che due secondi prima non avevo notato. E tutto è tornato come prima, Treviso e la sua gente fighetta ha ripreso ad infastidirmi, e con loro il caldo insopportabile, il venticello era già un ricordo.
Però sono stati tre minuti bellissimi, grazie Canadians, mi ci voleva proprio.
Per inciso, A Dive into Tears è veramente bella, più la ascolto e più mi piace. Se non lo si fosse capito, eh :)




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