…senza shchiavi nun ponno campa’. 
Scritto da: phlo
Fine della prima parte, inizio della seconda parte (cit.) (peraltro molto scontata, ma cazzo volete)
Allora, dove eravamo rimasti? Ah si, al terzo giorno.
Come detto nella puntata precedente, alla Cappella Sistina c’era un coda chilometrica, quindi ci mettiamo d’accordo per svegliarci presto e ritentare l’impossibile.
Metro A, direzione San Pietro ovviamente, tutte e tre ci stiamo per addormentare in piedi, quando arriva un tizio con la chitarra, si mette esattamente a venti centimetri da noi (il treno era affollatissimo), e si mette a suonareLa Bamba… ora, le altre due si svegliano e ringraziano felici, ma io mi rendo conto che avrei volentieri preso a sprangate quell’uomo, che peraltro era sveglissimo, come se stesse suonando qualcosa di suo…mah. Tra l’altro il suo modo di suonare grattugioilformaggio mode ON mi fa venire fame. Alle otto di mattina. Stamo messi bbene.
Dopo qualche minuto di agonia finalmente scendiamo dalla metro, arriviamo ai Musei Vaticani e contro ogni aspettativa c’era pochissima coda, solo un cinque sei persone! Esultiamo, siamo felici di noi stesse e dei nostri corpi, quando però vediamo che effettivamente anche il portone dei musei è inesorabilmente chiuso… Dubbio iperbolico: e se fossero chiusi i musei? Qualche minuto che definire secondo è riduttivo di riflessione e prorompo in un: dai, vado a chiedere a quel gruppetto di turisti, magari loro lo sanno! In quella frazione di secondo, avvicinandomi, mi viene in mente: uhm, dalla faccia sembrano turisti, ok chiediamo in inglese..
Riproponiamo il dialogo:
Io: excuse me, is this the queue for the museum?
Loro: uhm…no, i think it is closed…
Io: (mi giro verso le altre) CLAAAAA!!! ORCA MISERIA E’ CHIUSOOOO!
Loro: ma scusa, sei italiana?! cosa ci chiedi la robba in inglese?
Pinkazz generale, capiamo che è chiuso, allora decidiamo di andare altrove. Prendiamo l’autobus e andiamo in direzione Gianicolo (da lì si vede tutta Roma, ndP). Vista mozzafiato, statua enorme di Garibaldi un po’ meno mozzafiato, chiediamo a una signora di farci una foto e ci dice in primis “Cheddevofà? Devo spingere la macchinetta?” e in secundis ” Non tenete troppo vicine le teste, se no non entrate nella foto!”.
Poi di nuovo bus, direzione Villa Borghese. Splendida, davvero, quasi quanto i giardini di Varsavia. Però era anche enorme, quindi quelle due buontempone della Cla e della Fede cosa pensano bene di fare? Di noleggiare il RISCIO’. Io che sono la persona meno sportiva dell’universo, e che peraltro ha avuto orribili esperienze infantili su quei trabiccoli infernali, mi sono rifiutata in partenza. Allora siamo giunte al compromesso. SI prendevano quello da due persone, e io mi stringevo in mezzo. così non avrei dovuto fare fatica. Non solo questo parco era fatto solo di salite, le discese non esistevano, quando giravamo nell’altro senso nonh o capito come ma diventavano ugualmente salite, e quindi passiamo tre quarti di tempo a spingere il risciò, ma grazie a una cartina fatta male siamo pure riuscite a arrivare in strada, trafficatissima, in contromano, e ad infilarci sulle rotaie del tram. Ho creduto veramente di morire.
Stanche (loro) (ma anche un po’ io, psicologicamente e perchè avevo un po’ di febbre), andiamo nello sciccosissimo bar lì accanto, dove ci servono delle noccioline scadute, dei pistacchi mezzi vuoi e mezza lattina di lemonsoda in due per la bellezza di 3.50 europei a capoccia.
Dopo questa esperienza forse più traumatica del risciò decidiamo di fare un salto in camera. Doccia, preparazione donnesca del caso, e verso le nove e mezza usciamo, direzione ristorante. Ma non un ristorante qualsiasi, no: sotto consiglio del buon Grumo, ceniamo da “Gioia Mia Pisciapiano”, ristorante tipico della zona, ribattezzato dalla Fede per l’occasione “Bella Gioia Pisciadritto”, perchè non si ricordava mai il nome completo. Ovviamente ordiniamo un’amatriciana, ma siccome la fame era tanta e, diciamocelo, volevamo fare un po’ le fighe, prendiamo anche degli antipasti misti. Finiti gli antipasti misti eravamo piene per i quattro anni successivi. Quando l’amatriciana arriva strabordante dal piatto è il panico. Però nonostante tutto riusciamo a mangiare tutto, bere del buon (?) vino de li castelli (che questa zozza società parappappà) e tornare rotolando a casa. Ah, dimenticavo che nel ritorno a casa, mentre passeggiamo per smaltire, un vecchio ci guarda e urla: “ANVEDI STE ZOZZONE!” Ci siamo rimaste così :|
Dopo dieci minuti, passa un altro tizio, e ci dice: “Ma che è, ‘na sfeeeelata?” Noi ci rimaniamo doppiamente così :|
Rotoliamo verso il letto, e il quarto giorno ci sveglia, insieme al prode Salvatore che come sempre ci porta la colazione in camera (composta da succo di frutta, crostatine e plum-cakes :D ) Siccome il giorno prima ci eravamo svegliate tardi, per spregio decidiamo di dormire fino alle dieci e mezza, e verso le undici usciamo in direzione Fontana di Trevi. Credo sia la cosa più bella che ho visto, è veramente un signor fontanone, non ho davvero parole per descriverlo, vi rimando alle foto. La Fede e la Clau dicono “daiii buttiamo la monetina, così esprimiamo un desiderio!” Io non ne volevo sapere di far annacquare due preziosissimi europei, dalla tasca recupero due centesimi, e li buttiamo. Dopo tre minuti scopriamo che non c’era bisogno di esprimere desideri, ma se buttavi la monetina saresti tornato presto a Roma. Ci rimaniamo male e ci incamminiamo lungo una salita ripidissimissima e arriviamo in piazza del Quirinale, Napolitano se la passa piuttosto bene direi, vediamo due turisti che tentano di corrompere una guardia affinchè faccia una foto con loro, pensiamo di fare lo stesso e in quel preciso istante una guardia saluta verso di noi, come se avesse intuito le nostre intenzioni. Poi però non lo facciamo, mica siamo turiste noi!
Piazza della Colonna, con tanto di Colonna Traiana che poi Colonna Traiana non è, perchè scopriamo che quella era una copia e quella vera si trova da tutt’altra parte, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Pantheon (finalmente dal vivo vedo la cupola e ne rimango ipnotizzata), Tempio di Adriano che sembra crivellato di colpi di mitra, e Villa Borghese. Si, ci siamo tornate perchè il giorno prima non avevamo fatto in tempo a vedere la Galleria Borghese, la Cate me ne aveva parlato molto bene. E infatti la ringrazio molto, vedo moltissime opere rinascimentali, mi innamoro della Leda del Ghirlandaio, vedo dal vivo opere che già sulle immagini del libro di storia dell’arte mi avevano appassionato, come il David di Bernini, il ratto di Proserpina, Apollo e Dafne, il monumento funerario a Paolina Borghese del Canova (una schiena *perfetta* ). Ah, tra l’altro mi tocca fare gli occhioni dolci al tizio della biglietteria perchè si poteva entrare solo con la prenotazione.
Nei loro occhi leggo nuovamente la voglia di noleggiare il risciò, senza che loro ci pensino una seconda volta siamo già in bus verso casa. Uscita tranquilla la sera, volevamo andare al Flann O’Brien di via Nazionale sotto consiglio di Uollano, ma vediamo che è non è a portata di tacchi e ci rifugiamo in un bar in Via Tritone, dove troviamo il Barista più figo dell’universo questo conosciuto, pelle meticcia, muscoloso ma non troppo, occhi molto allungati quasi gialli che brillano di luce propria e un sorriso bianchissimo. Ovviamente ci facciamo servire da lui, però scopriamo che cerca di fare a tutti i costi il simpatico e non è il massimo…se ne esce con frasi tipo:
“Vorrei una cioccolata calda” -> “Tipo me?” -.-’
“Vorrei una fetta di torta, quella al cioccolato bianco e nero” -> “Tipo me e te?” -.-”’
…e cose del genere. Fino a quando un barista dietro di lui lo ferma e gli urla: “Ahò, macheccacchio stai addì?!” :D
Usciamo dal bar, camminiamo verso casa, io e la Fede cominciamo ad urlarci dietro non mi ricordo bene perchè, quando nel mentre ci troviamo il tipico essere umano che nessuna ragazza vorrebbe mai incontrare, ovvero er Provolone, da noi chiamato er Sciarpetta. Uomo sulla trentina d’anni, copia le battute dei film sicuro di rimorchiare, e punta soprattutto sulle ragazzine ben più giovani di lui per giustificare il suo enorme complesso di Peter Pan. Ah, e come dice il nome porta sempre una sciarpetta (preferibilmente rosa) orrenda, anche per dormire.
Cerca di rimorchiarci parlando in inglese maccheronico, facendo come se lui non sapesse che ci eravamo appena urlate dietro in italiano, scopriamo di essere italiani, risata generale, e comincia il monologo interminabile. Al che lui ci dice perchè alloggiamo in una camera che è un buco, noi diciamo che siamo povere studentesse e quindi squattrinate, lui chiede in che facoltà siamo e io rispondo prontamente “LICEALI…” con lo sguardo che voleva intendere “lo sai che abbiamo diciotto anni, quindi evita di fare il finto tonto e bromurati, plis” Alla fine la fatidica domanda. Lui stava andando a bere qualcosa coi suoi amici provoloni, andiamo con lui? Panico… io guardo la Fede, la Fede guarda la Cla, la Cla risponde: “UUUUHHH il 64, c’è l’autobus per andare a casa!!! Non ti arrabbi se corriamo a prenderlo? Ciao!” Tempo che lui si accorga che lo stiamo rimbalzando e noi siamo già sull’amatissimo come non mai 64 Express.
Il quinto giorno ci alziamo prestino e vediamo quello che ci manca da visitare, ovvero Piazza Navona senza mercatini (niente di che, era tutto coperto dai lavori in corso), Campo dei Fiori (niente di che, c’era il mercato), compro una maglietta per il Mati, monumento a Vittorio Emanuele III, e siccome comincia a piovere ci rifugiamo in un Bar. Bar BRASILE. Io mi rifiuto categoricamente di entrarci, loro mi obbligano pur conoscendo la mia avversione nei confronti della terra della samba, e ci prendiamo un crodino, insieme a delle patatine sbriciolate e marce che facevano schifo. Ed eravamo strettissime che fra un po’ sentivo il gusto del caffè che beveva il tizio dell’altro tavolo. Però spendiamo cinque euro a testa. Per un Crodino. Al Bar Brasile. Yoo-hoo!
Finito di girare, andiamo a mangiare la pizza in una sorta di fast food con dei cartelli enormi, con scritto: “SERVIZIO AL TAVOLO GRATUITO”. A noi fa molto ridere, entriamo, e capiamo perchè il servizio al tavolo era gratuito: non c’era alcun servizio al tavolo ,era un self service. Però in compenso arriva un tizio che ci chiede se siamo tutte sorelle tra di noi, poi vede che io sono bionda e le altre due more e allora insiste sulla parentela tra le altre due. Cartoline, cazzatine e greetings from Rome, in stazione termini c’è il grande albero dei desideri, dove io prendo uno scontrino e ci scrivo sopra quello che vorrei Babbo Natale mi portasse, ma non vi dico cosa perchè tanto o non ci credete o…uhm, vabbè.
Prima di salire sul treno scriviamo le cartoline per le compagne di classe che non sono potute venire, quando un barbone si avvicina e ci chiede di comprare il suo nuovo romanzo breve, che quello prima tutti gli facevano i complimenti, che insomma chiedeva solo due o tre euro, insomma io per pena e un po’ perchè mi piace aiutare i giovani artisti (no, Fede, in questo momento non parlo di te) gli do due euro e me lo faccio pure firmare, non si sa mai. Se ne va, apro il libro. Titolo: “Il Seno di Arianna”, Firma: “Simpaticamente, Roberto Maulu”. E mi chiedo: ma che cazzo ho comprato? Leggo tre righe e mi rendo conto di avere tra le mani uno pseudo romanzo erotico scritto male. E rido come una pazza. Questo libro diventa il best seller del nostro scompartimento in treno, tanto che un tizio che era seduto di fianco alla Fede si mette a leggerlo, facendo delle espressioni di disgusto indescrivibili. Forse avrà letto la parte delle sfere…chi può dirlo.
Fatto sta che arriviamo alle 20.23 in suolo scaligero, pronte per andare a casa e…uhm… a scuola il giorno dopo.
That’s all folks! Baci,
Phlo (si, lo so, uso troppe parentesi, ma mi piace così)







January 18th, 2007 at 12:39 pm
ehm
ehm
ehm
QUANTO FAI RIDERE
?
January 18th, 2007 at 2:06 pm
secondo me la chicca è ndP.
di un trash che nemmeno la mia bambolina russa.
potrei chiamarla ndP.
si.decisamente.
January 18th, 2007 at 2:56 pm
mah mah… vabbè chi tace acconsente :sisi:
January 18th, 2007 at 3:49 pm
:dunno:
che dire.. boh.. asd
ciau! :*
January 18th, 2007 at 6:42 pm
ZOZZONE! ZOZZONE!
quell’uomo è il mio mito…
January 18th, 2007 at 7:08 pm
eheheheh la phlo in risciò!!
January 19th, 2007 at 12:42 pm
@echoes: poco.
January 19th, 2007 at 11:47 pm
@phlo: e invece così tanto che ho donato un rene a uno che c’h la fibrosi cistica pur che mi prescrivessero dei sedativi una volta al dì (dopo i pasti)
@libero.it