Forse c’è anche questo elemento in mezzo. La routine mi uccide, non riesco a reggere la monotonia e la ripetitività, è qualcosa che mi blocca e mi (è proprio il caso di dirlo) deprime. Quindi ogni tanto ho bisogno di cambiare qualcosa.
Il momento si è rivelato propizio, dato che ho appena scoperto che papi cambierà la macchina (ormai la vecchia era un catorcio, non certo perché si aveva solo voglia di cambiare!) ma soprattutto cambio casa. Oddio, non mi trasferisco a eoni di distanza, solo a qualche chilometro, in una casa più grande. Cambiamo spesso casa, è tipico della mia famiglia, sin da quando nel ‘92 abbiamo mollato tutto e siamo venuti in Italia dall’Argentina “in cerca di fortuna” o più semplicemente in cerca di qualcosa di nuovo. Poi abbiamo cambiato tante case, sempre nella stessa città, ma prima a sud di essa, poi nord, eccetera. Insomma, dopo un po’ abbiamo bisogno di allargare gli orizzonti. Forse ora i miei sono un po’ meno propensi a cambiare casa ogni 4-5 anni perché insomma il trasloco è sempre una fatica… infatti forse questa sarà la casa definitiva. Almeno per loro!
Ieri sono andata al concerto dei Canadians, band veronese cui bassista è amico blogger, Dietnam, colui che tutto ciò che tocca diventa oro, il Re Mida della mutua insomma. Mi sono piaciuti ancora più dell’altra volta. Mi sono perfino comprata il cd, avevo messo i soldini da parte proprio per quest’evento! E finalmente ho fatto anche la tessera Arci, che da quanto ho potuto capire mi servirà pressoché ovunque quando vorrò andare a concerti qui in zona. Spero che i Canadians riescano veramente a sfondare, sono un gruppo che merita assolutamente e forse la data che avranno ad Austin (sì, in Texas!!) li aiuterà nell’intento, chi lo sa. Intanto speriamo che Dietnam ci arrivi vivo ad Austin, dato che ha il terrore dell’aereo. Potrebbe sempre meditare per il trasporto via nave, ma forse per il festival dell’anno prossimo se parte oggi…
Oggi sto bene, mi sono svegliata tranquilla. Forse solo capire di non essere l’unica ad avere problemi ti conforta. Non so se è così anche per gli altri, ma io di solito tendo a pensare che la gente intorno a me, la gente sorridente, che scherza, che passeggia, che si siede di fianco a me a lezione, che è dietro di me alla macchinetta del caffè, di fronte a me in biblioteca, non abbia problemi e sia serena. E invece non è così, ognuno ha i suoi piccoli problemi, i suoi difetti, le sue ansie, le sue paure. Ma tu ovviamente non puoi saperlo. E credi di essere unico nel tuo genere. Tendi a pensare che quel problema ce l’hai solo tu, e nessuno potrà aiutarti e capirti. Non è così. E, intendiamoci, non è una gioia sadica, nel senso che non sono felice se gli altri soffrono, semplicemente in questo modo riesco a sentirmi ancora normale. Tutto qui.
Ah, auguri a tutte le donne, a me non interessa come festa perché trovo che le mimose puzzino. Quando regaleranno orchidee magari ci farò un pensierino. E poi cos’è, il resto dell’anno è la festa dell’omo rude? Eh no.