Mi ero promessa di non scrivere nulla riguardante i fatti di Verona. Ho pensato che forse era inutile, in fondo il mio blog è un po’ stupido, di quelli dove non ti aspetti di trovare robe su politica, società, riflessioni, eccetera, ma solo stronzate, o comunque problemi, avventure e sventure della sottoscritta. Un diario insomma. Ma non ce la faccio più. Non reggo tutta questa rabbia che mi sta crescendo dentro. Rabbia nei confronti di Dalle Donne. Non lo chiamo nemmeno per nome perchè io lo conoscevo solo per cognome, quella volta che durante una conferenza in cui io ero moderatrice al nostro liceo si è permesso di intervenire in un modo quantomeno fuori luogo. C’era Cristina Caprioli quel giorno, era stata invitata da noi a parlare di suo fratello Davide, all’epoca ventenne, morto nella strage di Bologna. Me la ricordo ancora, era molto commossa, nessuno aveva il coraggio di fiatare, era una donna che si è sempre battuta per ricordare suo fratello, per non farlo dimenticare, per raccontare la sua esperienza e quella di Davide. Una persona splendida Cristina, che ancora oggi dopo un anno e mezzo dalla conferenza si ricorda di me, e mi tiene al corrente di tutto quello che sta facendo via mail o via sms, e provo un grande affetto per lei.
Insomma, quando questo ragazzino (io ero all’ultimo anno, lui al terzo, mi pare di ricordare), si alza e interviene sostenendo l’assoluta innocenza di Ciavardini (si stava parlando di lui in quanto in quei giorni indagato per essere uno degli autori della strage), argomentando con un “sì, lo so che ha ucciso dieci persone, ma non sarebbe stato capace di ucciderne quaranta in una volta”, io ho provato una grande rabbia.

La stessa rabbia l’ho provata quando, un giorno qualsiasi a Treviso, apro il sito di Repubblica e leggo che uno di quelli ad aver picchiato selvaggiamente Nicola Tommasoli fino a farlo morire (lo si sarebbe saputo purtroppo qualche giorno dopo) era un neofascista diciottenne. E ho subito, istintivamente, pensato a lui. La conferma l’ho avuta poche ore dopo da un sms arrivatomi.

E ho avuto ancora rabbia, una forte rabbia, quando, per colpa di cinque idioti, ora Verona viene vista come la città più fascista d’Italia, dove tutti tacciono e vanno avanti, dove tutti odiano i negri i froci i rom e chissà che altro. Per carità, non me la sento di giustificare tutti, in quanto è altresì vero che Tosi, il sindaco leghista dai modi di fare…indefinibili, è stato eletto dal sessanta percento dei Veronesi. Un sindaco che ha sfilato con Forza Nuova e con Fronte Veneto Skinheads, per dire.

Ma io non sono così. Io amo Verona, è la città che da quando ho cognizione di causa mi ha adottata, una città che adora, non una bomboniera come è stata definita dalla stampa inglese ma un piccolo scrigno dove si respira arte, storia. Mi piace molto Verona. Come mi piace quel quaranta per cento di persone che come me, non hanno paura del diverso, ma sanno che significa ricchezza, sanno che significa apertura mentale. E queste persone, questi ragazzi in particolare, li ho rivisti l’altro ieri sera ad Annozero. Avrei davvero voluto esserci, ma ovviamente non si poteva in quanto io non sono più una liceale (per pochi mesi, non tiriamocela). Ma c’erano tanti altri amici, ex compagni di scuola, che hanno parlato al mio posto, che hanno fatto capire qual è la nostra opinione a riguardo. Per questo motivo ringrazio pubblicamente la piccola grande Giulia Tombari, che ha esattamente detto quello che avrei detto io. E’ una donna, pur avendo un visino dolce e malinconico da attrice francese impegnata è matura e adulta, pur avendo sedici anni. E’ semplicemente fantastica. Io mi riconosco in lei da sempre, dalla prima volta che l’ho vista. L’ho sempre stimata, lei lo sa, e io ho sempre sperato che la stima fosse reciproca. Negli anni di rappresentanza insieme ci siamo fatte valere e siamo diventate ottime amiche. Nessuna delle due aveva paura di parlare, e dire cose che forse sarebbero risultate “scomode”, ma era quello che pensavamo. E sebbene tutte le incazzature, le assemblee, le candidature, le riunioni, i giorni di casino durante le assemblee che abbiamo passato insieme, la cosa che mi ricordo di più di lei in assoluto è quella volta, negli scantinati del liceo, lei piccola che piangeva tra le mie braccia. Credo sia stato uno dei momenti più teneri che io abbia mai vissuto in vent’anni, forse a lei questo non l’ho mai detto. Giuli, ti vedo poco, ma sappi che molto spesso spero di trovare te e Cate giù alle macchinette in università, anche solo per dire tre stronzate o per cazzeggiare.

Dopo questa smelensissima parentesi, torno a ripetere quello che ho già detto.
Provo rabbia profonda per chi infanga non solamente la mia città, ma la mia generazione. Gli adolescenti di oggi non sono tutti come quelli visti ad Annozero, cazzo. Non posso crederlo. Ci sono, lo so, e forse sono la maggioranza. Ma non sono tutti così, per fortuna. Non si disfano in discoteca fino alla mattina dopo (e con questo non condanno le discoteche, sia ben chiaro, a chi piace ballare o a chi piace quella musica è un posto fantastico, ma è l’ambiente che con gli anni si è creato che odio), che provano ogni droga possibile e immaginabile fino a non capire più nulla, che fanno dell’aspetto fisico, dell’abbronzatura, della depilazione le loro priorità, che né studiano né lavorano. Mi fanno schifo. E questo non è un atteggiamento puritano, in quanto anch’io le mie canne me le sono fatte, mi depilo, faccio ginnastica e curo il mio corpo. Ma ho un minimo di dignità, ho dei sogni, ho delle aspirazioni, cosa che non riesco a vedere in quella gente lì.

Non capisco come si possa essere arrivati fino a questo punto.