Tornata. 
Scritto da: phlo
Dopo essere stata una settimana a Barcellona, tutto ti sembra terribilmente grigio, noioso e microscopico. Dopo aver visto la Pedrera, la Casa Batllò, il Park Guell, la Sagrada Familia, la Rambla, il porto, tutto ti sembra banale, spartano, quasi volgare. Quando mangi tapas, paella, patatas bravas, jamòn serrano, morcilla, tutto ti sembra insipido.
Barcellona è bella, è cordiale, è grande, è luminosa, ha la terra, ha l’acqua, ha il cielo. Ha il suo centro incasinato e la sua periferia più tranquilla, ma non per questo desolata.
E’ una città fantastica. Ci tornerò appena sarà possibile.
E le opere di Gaudì sono qualcosa di straordinario. Dalì, il mio amore, era un genio pazzo, ma nemmeno lui se la cavava male!
E mi sono anche riposata, c’è chi mi ha detto che dormire è un ottimo metodo per non pensare e io ho eseguito. Devo dire che aveva ragione.
Ora mi sento un po’ in colpa perché ho trascurato lo studio, ho pure saltato un paio di lezioni perciò dovrò rimettermi in marcia.
Fede mi è mancato moltissimo, molti luoghi li ho visitati sperando che un giorno io possa rivederli con lui accanto, e guardarmi estasiato e sorridermi, tenendomi la mano. A volte ho paura di questo. A volte ho paura di essere troppo innamorata, non so perché, ho paura di non riuscire più a separarmi da lui quando lo vorrò, e di soffrire. Ho paura di non riuscire a sopportare la lontananza in futuro. Ho paura che lui perda interesse in me, in quello che faccio, come sono.
Ho avuto un paio di attacchi d’ansia a Barcellona, uno prima di andare a dormire, in cui ho capito che mi sforzo di vedere che le cose vanno bene quando in realtà ci sono molte crepe e incognite, e un’altra passeggiando nel quartiere gotico, dove c’era una massa impressionante di gente, ad un tratto mi sono sembrate un flusso di formiche, la cosa mi ha infastidito e ho cominciato con la crisi d’ansia. Ma dopo un po’ è passata.
Vediamo come andranno le prossime settimane.






